CHI
Dal medico, in sala d’aspetto, ho preso una rivista dal mucchio e mi sono messo a leggere. Ne approfitto perché sennò non mi sognerei mai di spendere soldi in riviste patinate di pettegolezzi, foto di dive, scandali televisivi. In copertina campeggia una giunonica signorina la quale all’interno sarà intervistata a proposito della sua storia d’amore con uno sportivo. Da un lato un comico, attorniato da splendide signorine, propone qualcosa di buono. Pare, infine, che un nobile in carica di un piccolo principato abbia fatto o detto qualcosa di determinante. “E inoltre…” in calce alla pagina, promette immagini e indagini sugli ultimi scandali delle VIP.
Il giornale si chiama “Chi”, costerebbe 1,70 E. ma te lo regalano insieme a Donna Moderna e Star + TV. Mica male… E’ edito da Mondatori, diretto da Umberto Brindani. Collaborano, fra gli altri, Costanzo, Branko, Elsa Martinelli, Alfonso Signorini (V. direttore), Maria Scicolone, Enrico Vanzina. I più bei nomi della superficialità italiana. Ma non potrebbe essere diversamente, la rivista in questione non è senz’altro uno strumento d’approfondimento o di studio. E’ semplicemente un giornale molto colorato, ricco di fotografie e storie che riguardano persone note attraverso la televisione o il cinema, tipicamente belle donne e bei uomini, perlomeno affascinanti. Ufficialmente svelano segreti a carico dei VIP, in realtà servono per dimostrarci quanto queste VIP siano tribolate e afflitte da questioni d’amore, di denaro, di salute, di lavoro. Proprio come noi. In fondo, anche se famosi, le VIP ci somigliano parecchio, meglio: noi somigliamo molto a loro. Come avrà già intuito qualche psicologo, attraverso questi giornali possiamo proiettarci fra le VIP, essere loro, e, anziché affrontare la nostra vita di merda, sognare di andare incontro ad un tragico destino (la battuta era di Altan).
Sfoglio con gusto il giornale anzidetto (febbraio 2006) e mi imbatto in un servizio diverso dagli altri. A curarlo è il vicedirettore Alfonso Signorini, laureato in filologia medievale, ma famoso per essere critico di costume televisivo con master nei reality. Il pezzo tratta di un amabile vecchierello, tenero, canuto, sorridente, il quale, assai ricco, pare abbia deciso di regalare allo Stato italiano, e perciò a tutti gli italiani, parte del suo cospicuo archivio storico personale, ricco di inimmaginabili documenti autografi. Pare che addirittura la Storia vada riscritta in alcune sue parti e che lui abbia le pezze d’appoggio necessarie alla bisogna. Mette una vaga tristezza immaginare questo mite signore tutto solo nella sua villa di campagna, in Toscana, circondato dai ricordi. Più di tutto, dice nell’intervista, mi manca la mia adorata moglie. E’ quindi vedovo, poveruomo. Alla moglie anzidetta ha dedicato un poema tradotto in molte lingue (gli è tosto arrivata l’edizione in cinese). Comunque da semplice figlio di un mugnaio si è fatto da solo, studiando e impegnandosi, fulgido esempio per le italiche generazioni. Una qualche carriera militare, ha costruito la “casa del libro” di Pistoia, direttore della Permaflex, socio della Lebole, poi la carriera diplomatica all’estero. L’impegno politico, quindi, anche se, confessa, ora “Sono ormai disamorato della politica: non c’è più colloquio tra quelli che dirigono il Paese”.
Vorrei aggiungere che quest’ultima è la notizia che mi dà maggior sollievo appresa dalle venerabili labbra (e trascritta sul giornale) del dott. Licio Gelli. Di questo diplomatico intrallazzatore che farebbe (anche) i miei interessi posso farne certamente a meno. La loggia massonica P2 da lui fondata, venendo alla luce si è forse dissolta, ma molti hanno fatto tesoro del suo insegnamento: solo con una rete di “amicizie” e connivenze si può avere il controllo del potere. E poi gli ex piduisti sono vivi e vegeti, e circolano liberamente, e prendono parte attiva alla politica nazionale, a partire dall’ex presidente del consiglio, ad alcuni suoi collaboratori (Cicchitto) o ad alcuni simpatici intrattenitori televisivi (l’erudito professor Trecca, medico televisivo, lo stesso Costanzo o Gervasio). E chissà che fine hanno fatto tutti gli altri, nomi poco conosciuti ma che occupano sovente posizioni di una qualche importanza. La loggia, anche se non ha più nomi e strutture, secondo me esiste ancora, ed è trasversale, multipartitica, polifunzionale. Non ho prove, è solo un’impressione. Però se fosse vero questa italica democrazia sarebbe tutt’ora azzoppata, incompleta.
L’impressione di questa connivenza l’avverto quando noto Alfonso Signorini intervistare con tanto riguardo il venerabile, darne un’immagine buona, mite e filantropa, infilando nella stessa rivista a cui collaborano altri personaggi televisivi, foto e citazioni di Gelli fra l’ultima tresca e l’ultima moda, come cosa di non grande importanza, come un suggerimento, come dire: “Ma guarda che brava persona questo Gelli…”. Ma… e lo scandalo della P2? Ci risponde lo stesso intervistato: “E’ già stato scritto e detto di tutto, storia vecchia”. Lui vuole solo stare tranquillo, scrivere le sue poesie e basta. “Dimenticatemi” sembra dire. Ma intanto dona uno splendido malloppo di testimonianze storiche all’Archivio di Stato di Arezzo (lo riceve Linda Giuva, moglie dell’attuale ministro degli esteri…) come a voler dimostrare quanto sia generoso (fatto inoppugnabile: è generoso).
Pian piano la storia d’Italia del dopoguerra verrà riscritta, non nei testi fondamentali, non nelle enciclopedie, non nei testi scolastici. La storia sarà scritta da un pessimo giornalista televisivo e da un suo bel “format”, verrà riscritta da una rivista patinata piena di culi e tette. Che differenza vuoi che ci sia a dire “guerra civile” o “Resistenza”? Nessuna, stai lì a speculare… La P2? Massì, in fondo non hanno mica poi fatto nulla di male, anzi, ci avrebbero difeso dai sovietici. E insieme a questo passa anche il resto: Licio Gelli è stato condannato dalla cassazione (23-11-95) per depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, mi pare un fatto assai grave. Altri 12 anni l’ha rimediati nel ’94 per bancarotta del Banco Ambrosiano (e collegamenti con lo IOR). Solo 3 anni per la faccenda della P2. Ha avuto contatti (pare) con il governo argentino di Peron e con alcuni generali sudamericani, prima ancora aveva vestito la divisa di ufficiale dell’esercito di una repubblica nata illegalmente ed avversa allo Stato italiano, ricoprendo il ruolo di ufficiale di collegamento addirittura con Hermann Göering. Mi sembrerebbe giusto che questo anziano signore, quantomeno, non venisse dipinto come di fatto è stato. Mi piacerebbe che, anziché parlare dei suoi antichi documenti, faccia un atto di vera e profonda generosità, mettendo la sua memoria e la sua coscienza a disposizione di un magistrato, un avvocato, uno storico e un giornalista, in modo da raccogliere la testimonianza di colui che ha visto gli avvenimenti degli ultimi sessant’anni dalla parte del manico.
Dal medico, in sala d’aspetto, ho preso una rivista dal mucchio e mi sono messo a leggere. Ne approfitto perché sennò non mi sognerei mai di spendere soldi in riviste patinate di pettegolezzi, foto di dive, scandali televisivi. In copertina campeggia una giunonica signorina la quale all’interno sarà intervistata a proposito della sua storia d’amore con uno sportivo. Da un lato un comico, attorniato da splendide signorine, propone qualcosa di buono. Pare, infine, che un nobile in carica di un piccolo principato abbia fatto o detto qualcosa di determinante. “E inoltre…” in calce alla pagina, promette immagini e indagini sugli ultimi scandali delle VIP.
Il giornale si chiama “Chi”, costerebbe 1,70 E. ma te lo regalano insieme a Donna Moderna e Star + TV. Mica male… E’ edito da Mondatori, diretto da Umberto Brindani. Collaborano, fra gli altri, Costanzo, Branko, Elsa Martinelli, Alfonso Signorini (V. direttore), Maria Scicolone, Enrico Vanzina. I più bei nomi della superficialità italiana. Ma non potrebbe essere diversamente, la rivista in questione non è senz’altro uno strumento d’approfondimento o di studio. E’ semplicemente un giornale molto colorato, ricco di fotografie e storie che riguardano persone note attraverso la televisione o il cinema, tipicamente belle donne e bei uomini, perlomeno affascinanti. Ufficialmente svelano segreti a carico dei VIP, in realtà servono per dimostrarci quanto queste VIP siano tribolate e afflitte da questioni d’amore, di denaro, di salute, di lavoro. Proprio come noi. In fondo, anche se famosi, le VIP ci somigliano parecchio, meglio: noi somigliamo molto a loro. Come avrà già intuito qualche psicologo, attraverso questi giornali possiamo proiettarci fra le VIP, essere loro, e, anziché affrontare la nostra vita di merda, sognare di andare incontro ad un tragico destino (la battuta era di Altan).
Sfoglio con gusto il giornale anzidetto (febbraio 2006) e mi imbatto in un servizio diverso dagli altri. A curarlo è il vicedirettore Alfonso Signorini, laureato in filologia medievale, ma famoso per essere critico di costume televisivo con master nei reality. Il pezzo tratta di un amabile vecchierello, tenero, canuto, sorridente, il quale, assai ricco, pare abbia deciso di regalare allo Stato italiano, e perciò a tutti gli italiani, parte del suo cospicuo archivio storico personale, ricco di inimmaginabili documenti autografi. Pare che addirittura la Storia vada riscritta in alcune sue parti e che lui abbia le pezze d’appoggio necessarie alla bisogna. Mette una vaga tristezza immaginare questo mite signore tutto solo nella sua villa di campagna, in Toscana, circondato dai ricordi. Più di tutto, dice nell’intervista, mi manca la mia adorata moglie. E’ quindi vedovo, poveruomo. Alla moglie anzidetta ha dedicato un poema tradotto in molte lingue (gli è tosto arrivata l’edizione in cinese). Comunque da semplice figlio di un mugnaio si è fatto da solo, studiando e impegnandosi, fulgido esempio per le italiche generazioni. Una qualche carriera militare, ha costruito la “casa del libro” di Pistoia, direttore della Permaflex, socio della Lebole, poi la carriera diplomatica all’estero. L’impegno politico, quindi, anche se, confessa, ora “Sono ormai disamorato della politica: non c’è più colloquio tra quelli che dirigono il Paese”.
Vorrei aggiungere che quest’ultima è la notizia che mi dà maggior sollievo appresa dalle venerabili labbra (e trascritta sul giornale) del dott. Licio Gelli. Di questo diplomatico intrallazzatore che farebbe (anche) i miei interessi posso farne certamente a meno. La loggia massonica P2 da lui fondata, venendo alla luce si è forse dissolta, ma molti hanno fatto tesoro del suo insegnamento: solo con una rete di “amicizie” e connivenze si può avere il controllo del potere. E poi gli ex piduisti sono vivi e vegeti, e circolano liberamente, e prendono parte attiva alla politica nazionale, a partire dall’ex presidente del consiglio, ad alcuni suoi collaboratori (Cicchitto) o ad alcuni simpatici intrattenitori televisivi (l’erudito professor Trecca, medico televisivo, lo stesso Costanzo o Gervasio). E chissà che fine hanno fatto tutti gli altri, nomi poco conosciuti ma che occupano sovente posizioni di una qualche importanza. La loggia, anche se non ha più nomi e strutture, secondo me esiste ancora, ed è trasversale, multipartitica, polifunzionale. Non ho prove, è solo un’impressione. Però se fosse vero questa italica democrazia sarebbe tutt’ora azzoppata, incompleta.
L’impressione di questa connivenza l’avverto quando noto Alfonso Signorini intervistare con tanto riguardo il venerabile, darne un’immagine buona, mite e filantropa, infilando nella stessa rivista a cui collaborano altri personaggi televisivi, foto e citazioni di Gelli fra l’ultima tresca e l’ultima moda, come cosa di non grande importanza, come un suggerimento, come dire: “Ma guarda che brava persona questo Gelli…”. Ma… e lo scandalo della P2? Ci risponde lo stesso intervistato: “E’ già stato scritto e detto di tutto, storia vecchia”. Lui vuole solo stare tranquillo, scrivere le sue poesie e basta. “Dimenticatemi” sembra dire. Ma intanto dona uno splendido malloppo di testimonianze storiche all’Archivio di Stato di Arezzo (lo riceve Linda Giuva, moglie dell’attuale ministro degli esteri…) come a voler dimostrare quanto sia generoso (fatto inoppugnabile: è generoso).
Pian piano la storia d’Italia del dopoguerra verrà riscritta, non nei testi fondamentali, non nelle enciclopedie, non nei testi scolastici. La storia sarà scritta da un pessimo giornalista televisivo e da un suo bel “format”, verrà riscritta da una rivista patinata piena di culi e tette. Che differenza vuoi che ci sia a dire “guerra civile” o “Resistenza”? Nessuna, stai lì a speculare… La P2? Massì, in fondo non hanno mica poi fatto nulla di male, anzi, ci avrebbero difeso dai sovietici. E insieme a questo passa anche il resto: Licio Gelli è stato condannato dalla cassazione (23-11-95) per depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna, mi pare un fatto assai grave. Altri 12 anni l’ha rimediati nel ’94 per bancarotta del Banco Ambrosiano (e collegamenti con lo IOR). Solo 3 anni per la faccenda della P2. Ha avuto contatti (pare) con il governo argentino di Peron e con alcuni generali sudamericani, prima ancora aveva vestito la divisa di ufficiale dell’esercito di una repubblica nata illegalmente ed avversa allo Stato italiano, ricoprendo il ruolo di ufficiale di collegamento addirittura con Hermann Göering. Mi sembrerebbe giusto che questo anziano signore, quantomeno, non venisse dipinto come di fatto è stato. Mi piacerebbe che, anziché parlare dei suoi antichi documenti, faccia un atto di vera e profonda generosità, mettendo la sua memoria e la sua coscienza a disposizione di un magistrato, un avvocato, uno storico e un giornalista, in modo da raccogliere la testimonianza di colui che ha visto gli avvenimenti degli ultimi sessant’anni dalla parte del manico.
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