giovedì 12 aprile 2007

Aiutiamoli, ma attenzione




Sono stato ad una nuova riunione del gruppo "Luca è con noi", l’associazione neonata che si occupa di infanzia, soprattutto in Africa, di adozioni a distanza, di un sacco di belle cose. Dino, uno dei fondatori, ha rivolto a sè e agli amici presenti, una domanda: "Perchè in Africa c’è la fame? Perchè proprio lì e non altrove? Perchè, mi chiedono altri, ormai da anni li aiutiamo e loro sono sempre alla fame?".
Sono domande lecite, e credo che il primo compito di chi decide di fare della solidarietà internazionale sia quello di rispondere, ovvero di documentarsi.. In attesa di approfondire e articolare meglio la risposta vi propongo quello che sono riuscito a trovare in breve e che non vuole soddisfare la questione, anzi, vorrebbe generare altre domande più specifiche.
Dal 1500 circa il mondo "civile" e "occidentale" ha cominciato a sfruttare il grande continente africano. Primi i portoghesi e poi al seguito tutti gli altri. Soprattutto dal punto di vista degli schiavi. Forti dell’interpretazione della bibbia (bisogna dirlo) per cui i neri erano inferiori, quindi merce, quindi esportati a larghe mani in tutta l’America. Tutto sommato però, in Africa, le cose non sono cambiate massicciamente, anche con uno scempio del genere, a cura dei cristiani e dei musulmani. Le cose cambiano con gli stati nazionali, con le colonie, con la progressiva "fame" di materie prime, fonti energetiche e soprattutto mercati nuovi. Parlando sempre in termini generali e lasciando fuori i casi particolari, l’inizio della fine per l’Africa è l’esportazione di modelli di vita "occidentali" in zone abituate con ritmi, economie, agricolture, assai più semplici e antiche. Esportando modelli di economia di mercato in territori dove la forma della società non era adatta, non era formata per questo, dove c’era una forte povertà diffusa, ma che non si accompagnava ad una miseria reale, si è raggiunto il disastro progressivo. Iniziarono, col tempo, i favoritismi per questo o quel governo fantoccio, le forniture di armi pagate a caro prezzo per inventarsi guerre che fino a qualche anno prima erano solo scaramucce a pietrate, trasformandole in spirali di efferatezze. Dove passa la guerra si forma il terreno adatto per l’odio, le malattie, i profughi che si spostano improvvisamente in massa, generando altra fame, altre malattie, altre guerre, minando economie agricole debolissime, ma fino ad allora sufficienti. A questo punto il "mondo civile" fa il suo capolavoro: gli aiuti internazionali. Ovvero, ad esempio, tot tonnellate di grano (ma potrebbe essere altro) gratuito in quella tale zona. In pratica in quella zona il prezzo del grano diventa prossimo allo zero e i contadini del posto vanno a gambe all’aria. Le multinazionali convincono le masse ad adattarsi ai loro prodotti: "migliori", "esotici" ma soprattutto realizzati fuori dall’Africa, per cui si continua a svantaggiare la produzione autoctona. Non c’è industria e i prezzi dei prodotti africani li fanno i compratori: cioè dei "cartelli" di degnissimi imprenditori, di quelli che vengono additati dalle nostre televisioni come meritevoli di massimo rispetto. E il prezzo che fanno è basso, molto basso. Il cacao in Costa d’Avorio lo hanno sempre pagato 10 (per dire un numero) e ora (da qualche anno) hanno deciso unilateralmente di pagarlo 6. Senza contare che sono state le stesse multinazionali a "spingere" per fare monoculture intensive, distruggendo o rendendo inefficace la vecchia agricoltura.
Ecco, grossomodo i motivi sono questi, mal detti e arruffati, ma è così. L’altra sera ho ascoltato ancora tante parole, ma mi sorgeva, da qualche parte, nella testa, il dubbio che si stia per sbagliare qualcosa. Non dico di no: bisogna aiutarli, fare delle adozioni a distanza è buono e giusto. Però è così facile fare dei danni in queste cose che bisognerebbe stare più attenti. Alcuni volontari esperti dicevano tra l’altro che i bambini non sono abituati a stare nei banchi, che è difficile convincerli a stare fermi. Altri narravano di un serpente ucciso vicino all’erigenda scuola. Altri hanno mostrato fotografie di bambini adottati, col loro vestitino, col pacchetto in mano e l’aria veramente preoccupata. Io mi dicevo: ma sarà il caso? Ma siamo sicuri? E se i bambini africani non imparassero a stare nei banchi sarebbe un male davvero? Ma non sarebbe meglio non ammazzare serpenti nè altre bestie selvatiche, quando si va in questi paesi? Ma sarà il caso di fotografarli vestiti come piace a noi, col "nostro" regalo in mano? Non è che noi abbiamo il dovere di dare a loro senza desiderare nè di essere riconosciuti, nè di avere una foto con cui poterci vantare del bene fatto?
Un altro volontario ha detto: "E’ una goccia nel mare, ma è fatto con tanta buona volontà". E a me è venuta in mente una frase di Primo Levi che dice più o meno: "Agli uomini di buona volontà è promesso il regno dei cieli, ma guai a fidarsi degli uomini armati SOLO della buona volontà. Il nostro mondo si fa sempre più complicato e l’analisi dei rischi, palesi e occulti, dovrebbe far parte del bagaglio culturale di tutte le persone" (in "L’altrui mestiere"). Il rischio di far danno è grande quanto la necessità di intervenire. Prima si studia e poi si opera.

3 commenti:

Unknown ha detto...

Mia mamma è volontaria Caritas.
Mi racconta spesso del disagio degli extracomunitari, soprattutto donne, che vengono a chiedere vestiario e alimentari. La sua sensibilità verso di loro è notevole: dice loro che è solo un caso che lei sia al di là del banco, che non devono imbarazzarsi, che magari un domani le parti potrebbero essere invertite.
Il punto è proprio questo: sapersi mettere sullo stesso piano con loro, perché in fondo siamo uguali, magari solo un po' più fortunati noi, e neanche ce ne accorgiamo...
Aiutarli nel loro paese è una cosa nobile, mandare pacchi di vestiti e di alimenti, fare le adozioni a distanza... ma non deve essere un modo per "innalzarci", per essere acclamati come benefattori, "farci pubblicità", perché il bene, di pubblicità, non ne ha proprio bisogno...
E poi, cerchiamo anche di accettarli qui, nei nostri piccoli paesi, dove magari sono giovani soli, che hanno lasciato la madre in Marocco e per questo perdono l'appetito, non mangiano e si debilitano, sono maltrattati addirittura in banca, anche se conosciuti rimangono bloccati nell'apertura e gli si dice ancora di girare loro il documento sul bancone perché "che schifo io non lo tocco"...
Scusa per lo sfogo...

A Marenco ha detto...

Scusare per cosa?
Sono daccordo su tutto.
Occorre partire da questa sensazione: 1)le cose possono capovolgersi e 2)il mio modo di vivere non è "il migliore".
Se non si passa da questi due punti si finisce per fare danni. Ieri parlavo con un dotto, uno che studia storia della scuola, docente universitario. Mi diceva, a proposito delle scuole in Africa, che non ci rendiamo conto di due cose: 1) solo la scuola non serve, per quanto importante, bisogna pensare ad un "sistema" che giri, un sistema adatto a quello che già esiste in Africa. 2) la scuola è dirompente per una società in cui fino a ieri i vecchi insegnavano tutto ai giovani. La scuola sovverte quest'ordine: i giovani insegnano cose ai vecchi. Sembra poco ma ha i suoi effetti anche questo. Occorre che i "vecchi" partecipino attivamente, sennò diventano estranei.

Anonimo ha detto...

Well written article.