L’ultima novità è il laminatoio a freddo. Prima avevamo parlato di: segnali stradali, pellicole per vetrine, carta inkjet resistente alla luce e all’ossigeno, cianine biomediche, centrale a carbone da 800 MW, una decina di centrali a biomasse da 20 Mw, un ciclotrone (SIC!!!), un sistema ad aquiloni per la produzione di energia eolica, una piattaforma tecnologica (cosa volesse dire, poi…), un outlet (SIC!!!!!!), produzione “wafer” per fotovoltaico, produzione inchiostri e dispersioni per inkjet, superconduttori, macchine per risonanza magnetica, incubatore d’impresa, deposito o retroporto containers.
Da quando è iniziata la questione siamo passati dal migliaio di persone a circa 250. L’azienda dice di perdere circa un milione di euro al mese (di meno, più recentemente).
Da cinque anni ci dicono che “oramai… il negativo tradizionale, basato sull’argento… non è che… Capisci…”. E intanto si producono 5 milioni di metri quadrati di negativo. La differenza è che non rende più come prima, la differenza è che lo confezionano altrove. Sennò fino a qualche anno fa il negativo era sui 6-7 milioni di metri quadrati (ma c’erano in fabbrica 1500-2000 persone).
Si produceva anche radiografico e arti grafiche. Adesso dismesse.
In sintesi aspettiamo che siano finiti gallerie e svincoli (opere pubbliche) che renderanno il sito di maggior valore.
Cosa succederà? A breve succederà che il 26 novembre il C.d.A. deciderà se liquidare l’azienda o ricapitalizzare.
Ma… E i contratti di programma? Tutti i progetti che sono stati buttati sul tappeto?
Semplice: non sono arrivati i finanziamenti.
Purtroppo questi onesti in-prenditori non sono appoggiati da una numerosa e variegata classe politica che non sa che fare. Un grazie anche ai giornalisti che non ci spiegano le cose (recentemente hanno scritto che un laminatoio è un impianto che comprende un altoforno con grande impatto ambientale…), e un grazie agli ecologisti che dicono di no, un grazie ai sindacalisti, perché non sarà solo colpa dei dipendenti se le cose andranno male.
Grazie di cuore all’INPS che mi paga la CIG.
Vedete com’è? Non siamo poi in mezzo ad una strada! Non possiamo neppure lamentarci davvero delle condizioni in cui ci troviamo, non siamo gli ultimi: un giovane precario che comincia oggi a lavorare è messo molto peggio.
Però a 40 è un po’ dura.
Da quando è iniziata la questione siamo passati dal migliaio di persone a circa 250. L’azienda dice di perdere circa un milione di euro al mese (di meno, più recentemente).
Da cinque anni ci dicono che “oramai… il negativo tradizionale, basato sull’argento… non è che… Capisci…”. E intanto si producono 5 milioni di metri quadrati di negativo. La differenza è che non rende più come prima, la differenza è che lo confezionano altrove. Sennò fino a qualche anno fa il negativo era sui 6-7 milioni di metri quadrati (ma c’erano in fabbrica 1500-2000 persone).
Si produceva anche radiografico e arti grafiche. Adesso dismesse.
In sintesi aspettiamo che siano finiti gallerie e svincoli (opere pubbliche) che renderanno il sito di maggior valore.
Cosa succederà? A breve succederà che il 26 novembre il C.d.A. deciderà se liquidare l’azienda o ricapitalizzare.
Ma… E i contratti di programma? Tutti i progetti che sono stati buttati sul tappeto?
Semplice: non sono arrivati i finanziamenti.
Purtroppo questi onesti in-prenditori non sono appoggiati da una numerosa e variegata classe politica che non sa che fare. Un grazie anche ai giornalisti che non ci spiegano le cose (recentemente hanno scritto che un laminatoio è un impianto che comprende un altoforno con grande impatto ambientale…), e un grazie agli ecologisti che dicono di no, un grazie ai sindacalisti, perché non sarà solo colpa dei dipendenti se le cose andranno male.
Grazie di cuore all’INPS che mi paga la CIG.
Vedete com’è? Non siamo poi in mezzo ad una strada! Non possiamo neppure lamentarci davvero delle condizioni in cui ci troviamo, non siamo gli ultimi: un giovane precario che comincia oggi a lavorare è messo molto peggio.
Però a 40 è un po’ dura.
5 commenti:
Mi chiedo solo una cosa: all'epoca, i genovesi davano più garanzie degli indiani...(?!) Perché chiudere le porte a Bollywood? E poi abbiamo già un "pezzo d'India" ad Altare: il Gitananda Ashram...
Namaste, Ale!
AH! Hai toccato un nervo scoperto!
Te pensa che alcuni sindacalisti dicevano che i genovesi erano meglio...
Chissà!!
Saluto!!
Me
ho letto il tuo intervento e mi viene da dire "Terribile !!", il lavoro è sacro, da qualche parte c'è scritto "...fondata sul lavoro, ecc." chissà se qualcuno se ne ricorda.
Cmq quel "terribile" deve essere cancellato dalla speranza di un cambiamento in meglio, il pessimismo alla fine non aiuta.
ciao
Ci ho messo qualche giornbo, ma non ho più avuto pause a disposizione. E' agghiacciante quello che scrivi sulla Ferrania, per te, per la Valle Bormida e direi anche per l'Italia, perchè è un'altro pezzo di industria italiana che sparisce, come le acciaierie, oggi tristemente in cronaca. C'è chi pensa che sarà il turismo o Slow Food a salvarci, ma non credo che nel terziario si possano "convertire" le persone estromesse dall'industria. E allora ? Non lo so, vedo l'Italia scivolare su un piano inclinato, lento e inesorabile, verso il declino industriale ed economico: il fatto che fra i paesi europei siamo il quello che con maggiore difficoltà riesce a competere con il mercato mondiale è li a dimostrarlo. Miopie politiche, a volte sindacali, ma soprattutto industriali (sembra che i padroni non abbiamo mai colpe, come ci spiega Luca Covdevo) hanno prodotto questo: come uscirne?
Scusa Pampi, ho visto il tuo commento solo ora...
Corretto, comunque.
Me
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