martedì 4 marzo 2008

bisogna esser giovini...


Per fare le cose bene bisogna metterci passione. Sia per affrontare un nuovo lavoro, sia per scrivere un libro, una storia, un saggio, una poesia; sia per mantenere un blog aggiornato, per imparare a usare un nuovo programma, una nuova macchina. Bisogna essere adolescenti per conoscere e incotrare le persone, per avventurarsi, sperimentare, mettersi in gioco. Il pardadosso è che l’adolescenza passa presto e uno è distratto da tante cose, ed è difficile restare attenti, prestare attenzione alle cose che importano davvero. Ed è importante prestare attenzione perché quello che impari in quella decina d’anni ti accompagna tutta la vita, sarà scheletro e muscolo. Poi l’allenamento te lo fai, ma se non costruisci bene nell’adolescenza non farai miracoli a quarant’anni.
Ho letto libri, suonato e imparato musica, ho amato, ho visto film, parlato con persone, ho provato a fare un po’ di tutto, parlare con tutti, litigare, appassionarmi a persone, concetti, idee, progetti.
Tutto ha avuto il suo peso, tutto ha insegnato a me qualcosa (insegnato=lasciato il segno). Dopo, quando l’adolescenza è sicuramente terminata da almeno una quindicina d’anni (con sporadiche fiammate, almeno a livello di stupidità cerebrale) uno si accorge di quanto sia prossimo all’inutile (salvo per il godimento personale) il leggere, l’ascoltare musica, lo scrivere, il credere a ideali, il progettare, parlare con gli altri. Non dico che non vale, dico che tende a 0.
Quant’è vero che i partigiani migliori sono stati ragazzi, magari adolescenti quasi maturi, ma giovani. Avventurosi, appunto, e disponibili anche a commettere ingiustizie, indulgenti con sé stessi, intransigenti col mondo. Se lo potevano/possono permettere.
Ora ho 42 anni, mi addormento se il libro non mi colpisce profondamente. Mi addormento davanti alla TV, mi addormento a stare a sentire i discorsi di persone che non m’interessano. Mi stanco a scrivere lungo, non riesco a progettare una lunga gittata di scrittura: ho bisogno di essere più stimolato, spinto e tirato dalle evenienze. Se cerco un libro da leggere alla fine prendo qualcosa che già conosco. Se cerco un amico ne cerco uno che frequento da tempo.
In ogni caso penso che per far bene le cose bisogna cercare l’animo adolescente che da qualche parte uno può aver salvato, l’idea che si abbia ancora tutto davanti, da spendere, anche da sprecare. Bisogna innamorarsi dei libri, delle ideee, delle persone, delle storie altrui, dei progetti. Bisogna avere fiducia da dare, da spargere, da condividere. E questa fiducia va cercata, coltivata, allevata. Anzi: risvegliata.
Ancora una questione: come mai accade questo? È la natura che prevede un progressivo ritirare i remi in barca o è la vita di quelli come me che tende a spegnere entusiasmi e passioni?

3 commenti:

Anonimo ha detto...

"Ancora una questione: come mai accade questo? È la natura che prevede un progressivo ritirare i remi in barca o è la vita di quelli come me che tende a spegnere entusiasmi e passioni?"

Dà tristezza leggere quest'ultima osservazione.

Jacopo Ortis

Anonimo ha detto...

"...o è la vita di quelli come me che tende a spegnere entusiasmi e passioni?"

Sono stato alla cena di classe, gli altri sono pieni di progetti, passioni, propositivi e attivi. Quindi sono io che sono in anticipo sui tempi... di vent'anni.
...Sed lex.

Anonimo ha detto...

prossima volta va a cena con due svedesi ninfomani sarà + stimolante !!!!!!!!!

Rocco Siffredi