Impieghiamo risorse cospicue per cose inutili. Sprechiamo tempo a NON imparare niente. I nostri amati politici riescono a impastare sempre le stesse cose, i giornalisti ripetono i concetti senza “speculare” senza ragionare, senza pensare, abituandoci ad usare le parorle senza senso, parole-forma senza contenuto.
Sono morti uomini in Puglia sul lavoro. Uno è entrato in una cisterna, è crollato, altri sono scesi per aiutarlo, sono crollati anche loro.
I giornalisti (tutti, dalla carta stampata a quelli di RAI 3) hanno ripetuto che la causa era nelle “esalazioni dello zolfo” che la cisterna aveva trasportato.
Ora: lo zolfo noi no lo conosciamo più. Lo conoscevano i nostri nonni: si usava in campagna nelle vigne e si usava incendiarlo per scacciare le tarme dalle botti, come antibatterico generico. Addirittura si gettava nelle tane delle volpi per stanarle e ucciderle. Non è mai successo che lo zolfo, da solo, avvelenasse o uccidesse qualcuno. Lo zolfo, di per sé, non esala proprio niente.
Quindi le cause sono complesse: la cisterna è un luogo chiuso, non circola aria, come in un pozzo; lo zolfo è una sostanza chimica che reagisce volentieri con l’ossigeno generando anidride solfidrica o solforosa. Le anidridi nell’acqua generano gli acidi (solforico, solfidrico etc.).
La realtà è più complessa, ecco la questione. E noi siamo ignoranti.
Paolo del Debbio su Canale 5 diceva che con una mascherina magari si sarebbe potuto evitare… Ma la mascherina non basta! La mascherina serve per la polvere (e si vedono persone che la mettono per evitare la diossina generata dall’immondizia che brucia: inutile!), la maschera antigas con il filtro per vapori organici (quella facciale) serve solo all’aperto, dove ci sono basse concentrazioni di gas o vapori velenosi o asfissianti. È inutile questa maschera dentro un pozzo, dentro una cisterna o un pozzo. I vapori (o gas) si possono presumere (principio di precauzione) in concentrazione elevata. Per entrare in luogo chiuso serve un autorespiratore, cioè una maschera antigas che, anziché avere il filtro, è collegata alle bombole.
Usiamo spesso ammoniaca, ipoclorito, tensioattivi, soda caustica, e non sappiamo quali pericoli celano questi prodotti. E perdiamo tempo prezioso a seguire le vicende di Costantino, del tanga o del boxer, di Veltroni o Berlusconi. Delle esumazioni di santi…
Il nostro mondo è sempre più complicato e l’analisi dei rischi, palesi e occulti, deve essere sentito come un dovere da tutti. Siamo circondati dalla chimica, la viviamo, la respiriamo, ne facciamo parte. Perché non ce ne occupiamo?
“Beati gli uomini di buona volontà, ma guai a fidarsi dei soccorritori dotati SOLO dalla buona volontà” lo scriveva Primo Levi tanti anni fa. Non è cambiato niente!
2 commenti:
Ho progettato io la cisterna che ora nei telegiornali è chiamata la cisterna assassina, come se una cisterna potesse u8ccidere di sua volontà. Condivido ogni cosa che hai scritto e vorrei aggiungere una considerazione: chiunque abbia a che fare con il trasporto, lo stoccaggio od il trattamento di prodotti pericolosi (ADR) dal gasolio al mosto di vino, dalla benzina agli acidi di ogni grado di pericolosità, la legge prescrive che debba essere addestrato a farlo. Questo vale per il semplice autista, quindi penso che a maggior ragione valga per chi è addetto al lavaggio delle cisterne, perchè i prodotti trasportabili in cisterna possono essere tossici, infettivi, infiammabili, esplosivi e via di questo passo, dunque potenzialmente anche molto pericolosi. Non solo è inspiegabile come in un impianto di lavaggio del genere non ci fossero i respiratori, ma anche come quei poveracci non siano stati in grado di gestire l'emergenza, quando avrebbero dovuto essere addestrati a farlo. Possibile che si possano svolgere delle attività così pericolose in quel modo?
Già! E poi è successa la stessa cosa vent'anni fa a Cengio, all'ACNA. Proprio con una cisterna "vuota" sporca di H2SO4.
E non vedo nessuna novità vera.
Me
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