
Sono stato a casa del mio amico Corrado, appassionato di serpenti. A casa sua abitano Giulia, le figlie, alcuni rettili di passaggio, un pappagallo, un cane, diversi gatti.
Appeso ad un chiodo, a destra della porta d’entrata della cucina, c’è uno spago. Allo spago è legata una copia della Costituzione della Repubblica Italiana. Non è una copia bella, da esposizione, in carta pregiata. Ricorda piuttosto uno di quegli elenchi del telefono che si trovavano nei bar della mia infanzia: logori, un po’ unti, con le orecchiette ad ogni pagina.
È lì per essere consultata, non come bandiera, simbolo o emblema con cui riempirsi la bocca.
E infatti la bella figlia diciassettenne, dall’elegante collo e dalla pettinatura curata, ha disquisito con naturalezza sull’interpretazione di alcuni articoli a proposito della ricostituzione del partito fascista.
Sono rimasto molto colpito, e favorevolmente, da questa cosa. La Costituzione andrebbe tenuta a portata di mano, ripassata, pure criticata e discussa, perfino modificata, ove occorra.
Ma bisognerebbe conoscerla, averla presente, sentirla viva e consueta, un oggetto di casa. Dovrebbe tornare verso il popolo, ovvero il popolo dovrebbe conoscerla. Prima che qualcuno la modifichi proditoriamente ove non occorra…
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