mercoledì 9 febbraio 2011

Per non dimenticare. Che cosa?

Per non dimenticare. Che cosa dovrei “non dimenticarmi”?
A scuola hanno chiesto a mia nipote di fare una “relazione” sul film: “Il bambino col pigiama a righe”. Bene, le ho chiesto, l’insegnante intende parlare del film o dei campi di sterminio?
“Non lo so” dice lei.
Il merito, evidentemente, è dell’insegnante, che non sa o non ritiene importante la differenza che corre tra un film e una ricostruzione storica, tra un racconto e la lettura della realtà, tra la storia e la Storia, tra quel che si dice e quel che si studia.
E fa male che sia proprio la scuola la sede in cui accadono queste cose.
Ho visto poche scene del film, e credo (occhio e croce) che sia un bel film, ma inverosimile.
Nel film c’è, ad esempio, un häftling che si attarda in casa dei “padroni” per curare il bimbo che si è ferito seduto, fa il suo lavoro. Entra la moglie dell'SS comandante del campo e lui non alza lo sguardo, non lo abbassa (non si alza in piedi come la sua sciagurata condizione vorrebbe). Poi il bambino col pigiama a righe sta vicino al filo spinato e parla con l’ariano. È altamente improbabile che in un campo sia successa una cosa del genere. I bambini, secondo Levi, in campo erano “uccelli di passo”: venivano uccisi subito o nel giro dei primi giorni.

Era una cosa che ho sempre temuto e che viene fuori sempre più evidente: sostituiremo la storia con la memoria, sostituiremo l’approfondimento con la cerimonia.
“Giornata della memoria: per non dimenticare”. Ma quale memoria? Visto che i reduci non ci sono quasi più? Semplice: la memoria che ci siamo creati noi guardando i film in tv. E questo ci basta. E invece no! I film sono racconti. La realtà sta nei testi, nelle registrazioni, nei libri, negli studi. Per arrivare alla Storia si USA la memoria. Forse l’unica speranza di salvare veramente la storia della Seconda Guerra Mondiale, campi di sterminio e “soluzione finale” compresi, è quella di dimenticare tutto. Rimuovere completamente tutto quello che ci hanno fatto ricordare e, se proprio si vuole, visitare archivi, biblioteche, visionare registrazioni e forse, alla fine, alcuni film.
Se no la Shoah diventa uno spettacolo.

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